Abc delle Emozioni

“I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni.”
PABLO PICASSO

Siete mai stati su una ruota panoramica, su un aereo o in cima a un grattacielo?

Probabilmente la maggior parte di voi ha fatto almeno una di queste cose, se non tutte, e mentre per qualcuno sono esperienze piacevoli, tipiche di chi si sta divertendo, forse per altri rappresentano invece delle attività che creano un’emozione negativa.

Il cuore che pulsa, le mani sudate, il respiro affannato e il tremore degli arti che accompagna sensazioni di intensa paura sono correlati fisiologici molto evidenti dell’emozione, ovvero variazioni del normale funzionamento del nostro corpo.

Infatti, specialmente se intensa, l’emozione può provocare alterazioni somatiche molto diffuse.

Come appena detto non tutti avranno provato le stesse emozioni per queste attività. Tuttavia, anche nel caso in cui le emozioni siano le stesse, non necessariamente vengo vissute nello stesso modo. Come mai?

Esistono delle differenze nel modo di vivere le emozioni?

Le variazioni culturali all’interno delle emozioni possono assumere diverse forme. Alcune categorie esistono solo in specifiche culture. Per esempio, l’emozione “ligit”, non traducibile in italiano, rappresenta l’esperienza di intensa ed euforica aggressività che sperimentano i cacciatori di teste nella tribù Ilongot delle Filippine. Altre categorie di emozioni, invece, sembrano essere universali, anche se i loro contenuti e modi di manifestarsi variano da cultura a cultura. Ad esempio, l’esperienza di “tristezza” per i russi è più vicina ad una sensazione di agonia fisica rispetto agli americani, dove invece è più evidenziato l’aspetto della perdita; la rabbia, invece, comporta un aumento di distanza se provata da un americano, mentre induce una maggiore vicinanza nei giapponesi.

All’interno della stessa cultura inoltre ci possono essere differenze individuali nella percezione delle emozioni poiché, anche se determinate sensazioni emotive vengono categorizzate sotto la stessa etichetta, ciascuno le vive in modo soggettivo.

Cos’è un’emozione?

L’emozione è una reazione affettiva intensa con insorgenza acuta e di breve durata determinata da uno stimolo esterno o interno, come un pensiero. È una reazione che ha valore adattivo, determinata da esperienze piacevoli o spiacevoli, caratterizzata da peculiari reazioni somatiche (corporee), come quelle descritte poc’anzi, e da determinate qualità affettive.
Nell’uomo le risposte emozionali sono caratterizzate sia da indicatori verbali sia da indicatori non verbali.

Attraverso il linguaggio è possibile comunicare l’esperienza emotiva, riflettere su ciò che si è provato e attribuire a questa esperienza un nome, un’etichetta verbale.

Invece, i segnali non verbali sono usati come mezzo per esprimere in maniera diretta le proprie emozioni, prime tra questi le espressioni facciali.

Un piccolo esempio è la bambina raffigurata nella foto, che attraverso il sorriso esprime un’emozione positiva, la felicità.

Dagli studi effettuati durante gli anni è stato visto come esistano delle emozioni di base, che sono: rabbia, felicità, sorpresa, paura, disgusto e tristezza.

Altre emozioni come la vergogna o il senso di colpa, sono secondarie e si sviluppano nel corso dell’infanzia.

Scherer (1984) ritiene che le emozioni rappresentino una grande conquista evolutiva: infatti, sono potenti mediatrici tra l’organismo e l’ambiente, tra le risposte comportamentali dell’individuo e le situazioni costantemente mutevoli.

Cosa vuol dire avere un valore adattivo? Quali funzioni hanno le emozioni?

Le emozioni ci permettono di “adattarci” all’ambiente, alla situazione che stiamo vivendo nel miglior modo. Esse hanno la capacità di determinare rapidamente i cambiamenti fisiologici necessari per sostenere le risposte adattive dell’organismo. Inoltre, preparano all’azione e, cosa di grande interesse, svolgono funzioni sociali. Più specificatamente funzioni interpersonali, come la possibilità di coordinarsi e di cooperare con gli altri comunicando i propri piani e le proprie intenzioni.

Possono essere considerate, inoltre, come dei “marcatori somatici” che ci indicano ciò che vogliamo fare o ciò di cui abbiamo bisogno. Rivestono, infatti, un ruolo importante quando ci troviamo di fronte a una decisione da prendere, di qualunque natura essa sia. Gli approcci “razionali” sono quelli secondo cui le persone valutano tutti i dati a loro disposizione e poi prendono una decisione basata sull’utilità. Al contrario, le ricerche basate sulle emozioni, hanno evidenziato che esse sono una delle informazioni su cui la persona fa maggior affidamento durante una scelta.

Sono molte le teorie che cercano di spiegarne le funzioni e le origini, ma la maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che le emozioni siano sistemi complessi, che comprendono più componenti attivate contemporaneamente.

Le componenti delle emozioni

Quando si parla di emozione si fa riferimento a quattro distinte componenti:
1. la componente cognitiva, che corrisponde alla valutazione cognitiva dell’avvenimento all’origine della nostra emozione;

2. la componente affettivo-soggettiva, caratterizzata da una certa valenza, positiva o negativa, dell’emozione;
3. la componente comportamentale, data dai cambiamenti fisici che accompagno le reazioni emotive e preparano fisiologicamente l’organismo a reagire all’evento;
4. la componente motoria, che ci fa mettere in atto il comportamento risultante, ad esempio un’espressione facciale.

Lo studio delle emozioni negli ultimi decenni è aumentato notevolmente, tanto da indurre a parlare di Intelligenza Emotiva, concetto coniato negli anni ’90 da Salovey e Mayer. Gli autori definiscono il concetto di intelligenza emotiva come “una forma di intelligenza sociale che coinvolge la capacità di monitorare i sentimenti e le emozioni proprie e altrui, di discriminarle e di usare queste informazioni come guida del pensiero e dell’azione”.
Come afferma lo studioso Goleman, “l’intelligenza scolastica ha poco a che fare con la vita emotiva. Le persone più brillanti possono incagliarsi nelle secche di passioni senza freni e impulsi burrascosi; individui con QI elevato possono rivelarsi nocchieri spaventosamente incapaci nei flutti della loro vita privata”.

Questo è solo un piccolissimo excursus su quello che oggi sappiamo sulle emozioni. Seguirà un altro articolo sull’importanza della loro identificazioni per il nostro benessere nella vita quotidiana… continua a seguirmi!

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Bibliografia

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Giorgi, G., Majer, V., (2012). Intelligenza organizzativa. Giunti.

Rosaldo, M. (1980). Knowledge and Passion (Cambridge Studies in Cultural Systems). Cambridge: Cambridge University.

Wierzbicka, A. (2009). Language and Metalanguage: Key Issues in Emotion Research. Emotion Review1(1), 3–14.

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