Il disturbo di insonnia

Il disturbo di insonnia è una problematica che riscontrano molte persone nel corso della propria vita.

Ti capita mai di svegliarti la mattina con quella fastidiosa sensazione di aver dormito male? O peggio ancora di non essere riuscito ad addormentarti per niente?

Quanto è dura dover affrontare le nuove giornate in queste condizioni! Alla fine, quando non riesci a dormire, l’unica giustificazione che riesci a darti è che probabilmente soffri d’insonnia e tutto ciò che desidereresti in quel momento sarebbe semplicemente tornare a godere di un buon sonno ristoratore.

Ma cos’è l’insonnia? Come e perché si manifesta? Esiste un modo per combatterla o eliminarla del tutto? Queste sono le principali domande alle quali cercheremo di dare una risposta nel corso di questo articolo. Tuttavia, per poterlo fare dobbiamo descrivere brevemente come funziona il processo di ricarica delle nostre batterie: il sonno.

Il sonno

Il sonno consiste in uno stato di riposo che si contrappone alla veglia. Svolge un ruolo importantissimo nel nostro ciclo di vita e per il nostro benessere psicofisico: basti pensare che trascorriamo circa un terzo della nostra vita dormendo!

Contrariamente al pensiero comune, non si tratta di un periodo di inattività, poiché mentre dormiamo il nostro corpo svolge alcune importanti funzioni fisiologiche. Infatti, oltre a recuperare le energie, durante il sonno si verifica la riparazione dei tessuti. Inoltre, alcuni ormoni, che rivestono un ruolo fondamentale per il nostro organismo, manifestano il pieno della loro attività.

Sul piano del sistema nervoso, si verifica una spinta attività cerebrale che scientificamente può essere riprodotta graficamente sotto forma di onde, attraverso un esame diagnostico definito elettroencefalogramma.

Le fasi del sonno

Dagli studi emerge come il sonno, a seconda delle caratteristiche dell’onda, alterni principalmente due fasi.

La prima, definita non REM, è caratterizzata da onde perlo più lente e regolari. Questa a sua volta si suddivide in quattro stadi. I primi due hanno breve durata, sono contraddistinti da un’iniziale rilassamento dell’attività muscolare e introducono i successivi due che sono invece caratterizzati da un sonno più intenso.

La seconda fase, definita REM (Rapid Eye Movement), è quella in cui le onde celebrali diventano più rapide e meno regolari. Sebbene siano molto simili a quelle dello stato di veglia, in realtà permane un sonno più profondo. Durante questa fase gli occhi si muovono rapidamente sotto le palpebre chiuse e il cervello è molto attivo, arrivando a consumare anche più ossigeno di quando si è svegli. Noi sogniamo soprattutto durante il sonno REM, che di solito si ripete per circa sei volte per periodi di 5-50 minuti.

Aldilà della specificità di queste fasi, ciò che è importante sottolineare, è come la transizione dalla veglia al sonno non sia semplicemente una riduzione di livelli di coscienza. Piuttosto, risulta essere un complicato meccanismo in cui si raggiunge il sonno profondo attraverso una serie di passaggi successivi, che, se condizionati, possono comportare una cattiva qualità del riposo.

Cosa incide sulla qualità del sonno?

In relazione a quanto sopra, esistono dei meccanismi e delle caratteristiche del dormitore che incidono sulla sua buona qualità del sonno. I meccanismi sono due:

  • l’omeostasi, che fa sì che ad un periodo di veglia più lungo corrisponda una maggiore spinta a dormire: ciò si verifica quindi se la persona evita i riposi pomeridiani e mantiene una regolare routine;
  • i ritmi circadiani, che dettano l’alternanza sonno-veglia; essi si stabiliscono in modo graduale a partire dai primi mesi di vita, cambiando durante la crescita. Ad esempio i neonati hanno un ritmo polifasico, cioè che si ripete più volte nel corso della giornata; a partire mediamente dai 6 mesi di vita l’organismo comincia poi a stabilizzarsi secondo il più naturale ritmo luce-buio. Questa sincronizzazione si verifica grazie alla melatonina, un ormone la cui produzione da parte della ghiandola pineale dell’encefalo, aumenta durante la notte.

La combinazione di questi due processi fa sì che in condizioni normali la spinta a dormire avvenga nelle ore di oscurità e lo stato di veglia si mantenga durante il giorno.

Le altre caratteristiche

Esistono poi diverse caratteristiche che contraddistinguono il dormitore. Prima fra tutti è l’automatismo: tipico dei buoni dormitori, consiste nel non ricercare volontariamente il sonno e provare a controllarlo. Al contrario, quest’ultima inclinazione è marcatamente presente nelle persone che soffrono di insonnia.

Un’altra caratteristica riguarda il modo in cui si vive il sonno nel corso dell’età. Nei giovani adulti si manifesta un passaggio relativamente veloce al sonno profondo con dormite più lunghe. Man mano che si invecchia si verifica un’inversione tendenza, per la quale il sonno diviene più breve e superficiale durante la notte, comportando talvolta un pisolino pomeridiano.

Infine, è possibile distinguere tra brevi o lunghi dormitori: per i primi sono sufficienti poche ore di sonno per sentirsi riposati e pieni di energia, i secondi necessitano di più tempo per ricaricarsi.

Ora che abbiamo fatto un piccolo excursus sul sonno possiamo finalmente rispondere a una delle domande iniziali.

Cos’è l’insonnia?

Photo by Ben Blennerhassett on Unsplash

L’insonnia è un disturbo dell’addormentamento o della continuità del sonno. La sua caratteristica peculiare consiste nell’insoddisfazione riguardo la quantità e la qualità del riposo. I sintomi che possono presentarsi riguardano principalmente:

  • difficoltà ad addormentarsi (insonnia iniziale);

  • difficoltà a mantenere il sonno a causa di più o meno frequenti risvegli nel corso della notte, spesso accompagnati da problemi a riaddormentarsi (insonnia centrale);

  • risveglio precoce al mattino (insonnia terminale).

L’esordio può verificarsi in qualunque fascia di età, anche se il primissimo episodio tende ad essere più frequente nei giovani adulti. Di massima il disturbo risulta più assiduo nel genere femminile rispetto a quello maschile: in particolare molte donne ne soffrono durante il periodo di menopausa.

In funzione della durata dei sintomi è poi possibile classificare tra:

  • insonnia episodica: i sintomi durano per almeno un mese ma meno di tre;

  • insonnia ricorrente: si verificano due o più episodi, ma nell’arco di un anno;

  • insonnia cronica: i sintomi durano per almeno tre mesi o più.

Il disturbo di insonnia: le cause

Le cause del disturbo di insonnia possono essere riconducibili a diversi tipi di fattori.

Quando il disturbo si manifesta in persone sane, per le quali non siano note o correlabili specifiche malattie, si parla di insonnia primaria. Quasi sempre in questi casi alla base vi sono fattori psicologi, come lo stress, l’ansia, preoccupazioni economiche e familiari, le tensioni emotive, etc. In alternativa potrebbe dipendere da fattori ambientali come habitat rumorosi o poco confortevoli, la sindrome del jet leg oppure l’altitudine.

Quando invece il disturbo è conseguenza di alcune disfunzioni o malattie fisiche, come problemi epatici, respiratori, cardiaci, gastroenterici, ma anche psichiatrici e neurologici, allora si parla di insonnia secondaria.

Dunque, è bene precisare che l’effettiva presenza del disturbo è una valutazione che spetta esclusivamente al professionista. Tuttavia, proprio per la natura delle sue manifestazioni, l’insonnia rappresenta il più frequente tra tutti i disturbi del sonno. Infatti, circa un terzo della popolazione di adulti ne lamenta i sintomi, e di questi, il 6-10%, soffre effettivamente del disturbo.

Le conseguenze del disturbo di insonnia

Photo by Abbie Bernet on Unsplash

L’insonnia comporta delle conseguenze sul nostro stato di salute e su quello psicofisico che possono essere più o meno gravi a seconda dell’entità e della persistenza nel tempo. Le implicazioni più diffuse sono rappresentate da sonnolenza e stanchezza quotidiana, irritabilità, aumento dei livelli di ansia e depressione, problemi di concentrazione e di memoria, ipertensione e infarto miocardico, abbassamento delle difese immunitarie.

Tutti questi aspetti a loro volta possono comportare:

  • peggioramento delle capacità relazionali;

  • peggioramento delle prestazioni lavorative, fino all’assenteismo;

  • aumento del rischio di incidenti;

  • maggiore suscettibilità a malattie o infezioni;

  • abbassamento della qualità della vita (propria ma anche dei familiari);

  • aumento dell’onere economico;

  • uso e/o abuso di alcool e farmaci come mezzo di automedicazione.

Ma come mai alcune persone riescono a recupera la capacità di dormire mentre in altre l’insonnia diventa spesso cronica?

Ciascuno di noi ha un diverso grado di predisposizione a soffrire d’insonnia. Come riportato in precedenza, ciò che contraddistingue i buoni dormitori è il fatto che il loro sonno è caratterizzato da automatismo, dunque essi non cercano di controllarlo intenzionalmente. Quindi in alcuni casi, l’insonnia diventa cronica perché alcune persone, credendo di adottare strategie efficaci, mettono in atto dei comportamenti che al contrario tendono a consolidarla, trasformando l’addormentamento da un processo automatico a un processo intenzionale. Gli esempi più classici sono rappresentati dalla ricerca esasperata di tentativi per dormire, ottenendo puntualmente l’effetto contrario.

Come si cura il disturbo di insonnia?

Gli studi dimostrano come l’approccio psicologico cognitivo-comportamentale risulti efficace nel trattamento di questo disturbo. Dopo un’accurata anamnesi e valutazione dei sintomi e del contesto, effettuate anche tramite l’ausilio di specifici strumenti, l’intervento si articola in diverse fasi:

1. educazione ed igiene del sonno: volta a mettere in pratica azioni preventive che favoriscono il corretto riposo;

2. restrizione del sonno: che mira ad aumentare l’omeostasi, cioè la spinta a dormire;

3. controllo dello stimolo: che aiuta ad associare nuovamente la camera da letto ad un buon sonno ristoratore piuttosto che al senso di frustrazione, tipico delle notti insonni;

4. ristrutturazione cognitiva: volta a modificare le convinzioni errate sul sonno e sulle conseguenze che l’insonnia può portare;

5. tecniche di rilassamento, che una volta acquisite rappresentano un ottimo strumento di cui il paziente dispone per aiutarsi a conciliare il sonno;

6. distrazione immaginativa: consiste nell’insegnare al paziente esercizi immaginativi che lo aiutino a distrarsi dai pensieri spiacevoli che gli impediscono di dormire.

In ogni caso, il percorso terapeutico viene personalizzato sulle base della situazione specifica e delle necessità del paziente, garantendo i migliori risultati, finalizzati ad acquisire nuovamente il proprio benessere.

In ambito medico, invece, il dottore valuta se è necessario la somministrazione di una terapia farmacologica. A tal proposito è opportuno specificare che qualsiasi tipo di soluzione intrapresa su base di iniziativa personale (come l’uso incontrollato di sonniferi) è assolutamente da evitare perché può indurre l’insorgenza di effetti collaterali.

Disturbo di insonnia: chiedi aiuto ad un professionista

Abbiamo visto come una buona igiene del sonno può sicuramente aiutare a prevenire e contrastare le principali manifestazioni, soprattutto quando presenti in forma più lieve. Ad ogni modo, è sempre raccomandabile richiedere l’aiuto di un professionista, il quale possiede gli adeguati strumenti e le giuste conoscenze per poter individuare la migliore soluzione da intraprendere.

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Per maggiori informazioni:

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Possibilità di sedute ONLINE.

 

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