I 5 aspetti della vita militare che influenzano le dinamiche della famiglia

La vita di un militare è scandita e regolata dal lavoro: chi svolge questa professione si ritrova a dover affrontare esigenze e problemi peculiari che coinvolgono, là dove presente, anche la famiglia. Per questo motivo, oggi, quando ci riferiamo ad una famiglia dove almeno uno dei due partner lavora nelle Forze Armate, si parla di “famiglia militare”.

Lo stress a cui la famiglia militare è esposta è molto alto. Il membro che fa il militare infatti è sottoposto a continui trasferimenti, missioni, corsi di formazione e altri compiti professionali che possono portarlo a lavorare fuori sede per un periodo più o meno lungo.  Per fronteggiare queste difficoltà, la famiglia militare deve sviluppare un proprio “equilibrio mutevole”. 

Cosa vuol dire equilibrio mutevole?

Un equilibrio dinamico, che vari con il cambiare delle richieste da parte dell’ambiente circostante per avere il miglior adattamento possibile e quindi il miglior benessere psicofisico. Per raggiungere questo obiettivo ci vuole impegno e costanza poiché nella vita di una famiglia militare, forse, l’unica certezza è il continuo cambiamento.

Ma andiamo a vedere più nel dettaglio: cosa caratterizza la vita di una “famiglia militare”?

1) CONTINUI TRASFERIMENTI E PENDOLARISMO


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Tendenzialmente chi fa il militare è soggetto a frequenti trasferimenti che possono avere due conseguenze: il trasferimento di tutta la famiglia nella nuova sede di lavoro o l’inizio del pendolarismo da parte del membro che deve spostarsi.

Nel primo caso il nucleo familiare dovrà lasciare la propria casa, le proprie abitudini, i propri amici, la propria rete di supporto sociale e le proprie sicurezze per andare incontro a un nuovo inizio che, sebbene possa rivelarsi interessante, non si esime dal comportare alti livelli di stress, soprattutto nella consapevolezza che probabilmente non sarà l’ultimo “nuovo inizio”.

Nel secondo caso, invece, la famiglia militare resta nella città in cui si è finalmente stabilita, probabilmente dopo vari spostamenti iniziali, e il militare inizia a fare pendolarismo che può essere quotidiano, settimanale o addirittura mensile a seconda dei casi. Di conseguenza uno dei componenti sarà molto meno presente nelle dinamiche familiari con importanti effetti su tutta la famiglia. Essa, infatti, è il luogo in cui vengono trasmessi ed insegnati principi morali, valori ed educazione. Entrambi i genitori dovrebbero partecipare a questo importante compito per garantire al meglio la crescita dei propri figli. Tuttavia se uno dei due torna a casa solo occasionalmente, questo compito tenderà a ricadere principalmente sul genitore che resta. Queste dinamiche possono portare a delle ripercussioni sulla relazione affettivo-educativa tra i genitori e i figli.

Allo stesso tempo anche la coppia può andare incontro a difficoltà a causa della lontananza del partner e alle complicazioni nella gestione della famiglia.

2) LE MISSIONI

Missioni e/o esercitazioni sono un altro aspetto che caratterizza la vita di un militare, che in questo caso passa un periodo fuori casa, della durata variabile e non sempre stabilito a priori: “si sa quando si parte, ma non quando si torna”. Le conseguenze in parte si sovrappongono a quelle appena descritte: possibile compromissione della relazione affettiva-educativa con i figli e difficoltà di coppia. Tuttavia, in questo caso, il livello di stress può farsi sentire maggiormente per tre motivi.

In primo luogo il militare in missione è difficilmente raggiungibile, o magari lo è solo in determinati orari della giornata.


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Questo può voler dire che davanti ad un’emergenza il partner che è a casa con la famiglia, può trovarsi a doverla affrontare e gestire da solo. Inoltre, sempre per la poca disponibilità, chi è in missione potrebbe essere poco presente emotivamente e poco disponibile al supporto a causa del lavoro. È facile immaginare come questi aspetti giochino un ruolo importante nel benessere della coppia e, di riflesso, dell’intera famiglia.

In secondo luogo, come accennato all’inizio di questo articolo, è richiesto un grande spirito di adattamento da parte di tutti i membri della famiglia: quando il militare parte per la missione le dinamiche devono cambiare per permettere alla famiglia di far fronte alle proprie esigenze in modo adeguato. Questo comporta la modificazione dell’assetto familiare che va nuovamente riadattato una volta che il militare torna dalla missione.

Infine subentrano anche lo stress e la paura relativi alla sicurezza del familiare, che affronteremo nel punto seguente.

3) SENSO DI PRECARIETA’

Chi parte in missione, in base all’attività da affrontare, può temere per la propria incolumità fisica. Questo va ovviamente a ripercuotersi sui suoi sentimenti e sui suoi comportamenti anche in relazione alla propria famiglia. Ma non finisce qui: ovviamente gli stessi familiari temono per la vita del proprio caro. Questo timore, già di per sé fonte di grande preoccupazione, viene incrementato dalla difficoltà a comunicare con il familiare e quindi dall’impossibilità di assicurarsi circa la sua incolumità. Questa preoccupazione oltre ad essere alta, è anche costante considerato il periodo che può durare una missione. Chi resta a casa potrebbe avere la percezione che il tempo non passi mai.


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4) ASSENZA DI PROGETTUALITA’

In virtù di quanto detto fino ad ora, è facile immagine come il militare e la sua famiglia possano difficilmente fare progetti a lungo termine. Infatti i trasferimenti, le missioni e/o i corsi di aggiornamento e formazione non sempre sono stabiliti con largo anticipo, anzi. Questo comporta una mancanza di routine e l’impossibilità di farsi coccolare dall’abitudine o di fare programmi di ogni genere.

5) OBBEDIENZA

Chi fa il militare sin dal momento della formazione iniziale viene “addestrato” all’obbedienza. Il binomio comando-obbedienza che è da sempre centrale nel mondo militare diventa con il tempo un’abitudine. In questo modo è possibile che il militare tenda a riproporre questo binomio anche a livello familiare, entrando in contrasto con l’attuale tendenza ad una civiltà “maternizzata”, o comunque paritaria, maggiormente incline all’accoglienza e al perdono. Questa dicotomia porta il militare a dover compiere un ulteriore sforzo: riuscire a scindere questi due aspetti ed avere, quindi, approcci diametralmente opposti a lavoro e in famiglia.

Come abbiamo potuto vedere insieme, la vita militare condiziona sia la persona che la sua famiglia. È importante non sottovalutare queste dinamiche e le conseguenze che possono portare. Un fattore che sicuramente può essere considerato “protettivo” consiste nello sviluppare una buona rete sociale di supporto. In alcuni casi formarsi delle amicizie con altre famiglie militari può essere utile perché aiuta a sentirsi meno soli e a condividere i disagi che ne accomunano i membri.